Un'istantanea di Roma all'epoca di Traiano

Immaginiamo di essere improvvisamente proiettati da una macchina del tempo nel cuore di Roma all'inizio del II secolo d.C., all'epoca dell'imperatore Traiano, cioè nel momento di massimo splendore dell'impero romano. Questi alcuni interessanti dati statistici su quel periodo.

La durata media della vita era di 41 anni per gli uomini e 29 anni per le donne. Ovviamente ci sono alcune eccezioni, non solo illustri (l'imperatore Augusto morì all'età di 76 anni); un liberto di nome Lucio Sutorio Abascanto, la cui lapide è stata ritrovata nella necropoli di Santa Rosa in Vaticano, morì all'età di 90 anni. La mortalità infantile raggiungeva picchi del 38%, e la percentuale delle donne che morivano tra i 20 e i 30 anni (soprattutto di parto) era molto elevata, raggiungendo il 25%.

L'altezza media era di 1,65 m per gli uomini e 1,55 m per le donne.

Il peso medio era di 65 Kg per gli uomini e 55 Kg per le donne.

Questa era la suddivisione monetaria, in seguito alla riforma effettuata dall'imperatore Augusto nel 23 a.C.:

Questo invece il costo medio della vita all'epoca di Traiano.

Nel portamonete un romano portava con sé mediamente 30 sesterzi; il vitto medio per una famiglia di 3 persone era di 6 sesterzi al giorno, per un benestante di 55 sesterzi (per un totale di circa 20.000 sesterzi l'anno). Schematicamente le classi sociali erano divise in base al censo, secondo questa scaletta:

Ogni anno arrivavano a Roma tra le 200.000 e le 270.000 tonnellate di grano (1 nave su 5 naufragava o perdeva il carico), in gran parte dall'Egitto. La magistratura chiamata annona si occupava di distribuzioni gratuite o a basso prezzo del grano ai cittadini romani, maschi, residenti a Roma (stimati in circa 150.000-170.000 famiglie, pari ad 1/3 della popolazione di Roma!).

Un cenaculum (appartamento all'interno di un'insula - un isolato di palazzi a più piani, alti fino a 20 metri) in affitto a Roma ai tempi di Giulio Cesare (100 a.C. - 44 a.C.) costava 2.000 sesterzi, circa 4.000 euro di oggi (ed era circa 4 volte più caro che nel resto d'Italia). Il canone di affitto veniva pagato ogni sei mesi, il primo gennaio e il primo luglio. Poiché gli affitti erano cari, i casi di inquilini morosi erano numerosi e di conseguenza erano numerosi anche gli sfratti. Ogni sei mesi, perciò, le strade di Roma, già affollatissime, si riempivano di una folla di sfrattati che, trascinando con sé i propri miseri averi, si aggirava alla ricerca di un alloggio ... e non di rado, l'unica soluzione era dormire sotto i ponti.

La difficoltà di pagare l'affitto costringeva molti inquilini a subaffittare a loro volta le stanze non strettamente necessarie del proprio appartamento: più si saliva di piano, più la crescente povertà faceva aumentare la catena dei subaffitti, facendo prosperare l'affollamento e la promiscuità, e, quindi, la sporcizia, le malattie e le liti, trasformando la convivenza in una vera lotta per la sopravvivenza.

Sappiamo dalle fonti antiche che agli inquilini morosi veniva persino murata la porta di casa, oppure più semplicemente veniva tolta la scala di legno che consentiva l'accesso all'alloggio.

Gli aristocratici si arricchivano affidando intere insulae ad amministratori che operavano su loro mandato (non gradivano cioè occuparsi in prima persona di queste faccende, preferendo agire dietro dei prestanome, e riuscendo a guadagnare anche 30.000 sesterzi l'anno; sappiamo che Cicerone guadagnava 80.000 sesterzi l'anno solo attraverso insulae di sua proprietà). Insomma anche nella Roma Antica avremmo trovato i palazzinari.

I proprietari poi, impararono altrettanto presto a suddividere i già angusti alloggi in celle ancor più esigue, vere tane, per accogliervi inquilini ancor più poveri: più appartamenti si ottenevano e più affitti si riscuotevano. Ogni insula arrivava a contenere così anche fino a 200 persone.

Ogni insula arrivava a contenere così anche fino a 200 persone. Gli imprenditori edili, per guadagnare di più, costruivano edifici i più alti possibili, dai muri sottili e con materiali scadenti. Basti pensare che le insulae avevano muri maestri di spessore non superiore ai 45 cm (valore minimo previsto dalla legge) ed una superficie alla base di circa 300 mq, che, per gli sviluppi in altezza dell'edificio, erano del tutto insufficienti per assicurare la necessaria stabilità al palazzo (ne sarebbero stati necessari almeno 800 mq).

Spesso le insulae erano in condizioni fatiscenti: molto comuni erano gli abusi edilizi, che aggiravano una legge emanata da Augusto che fissava 21 metri - 60 piedi - come altezza massima di un'insula; limite poi ridotto da Traiano a 18 metri. Esistevano delle eccezioni, come la famosa Insula Felicles che si elevava su Roma come un grattacielo.

Nel II secolo d.C., ad un censimento fatto dall'imperatore Settimio Severo, si contavano 46.602 insulae, mentre le domus erano 1797.